MOSCOVA 33

Asti Architetti riqualifica un significativo “pezzo” della città di Milano con un intervento che definisce gran parte dell’isolato, denso di storia, compreso tra via Moscova e via Solferino.

E’ in fase di ultimazione la ristrutturazione del complesso in via Moscova 33 che, nel corso degli anni, da sede della Società cooperativa delle sete è stato convertito in una Banca. Il progetto di Asti Architetti ha ridisegnato il fronte strada, la grande corte coperta e la nuova copertura vetrata.

Il palazzo della Banca Popolare Commercio – situato all’angolo tra via Moscova e via Solferino – ha subito svariate trasformazioni: prima caserma della Cavalleria Napoleonica e poi panificio militare del Governo austriaco, verso la metà dell’Ottocento venne trasformato nel “Cortile della Seta”, divenendo perno delle trattative commerciali e punto di ritrovo di commercianti e artigiani della seta, i cosiddetti bigattèe (i setaioli).

Intorno alla fine dell’Ottocento Milano svolgeva un ruolo centrale nella lavorazione della seta. La Società anonima cooperativa per la stagionatura e l’assaggio delle sete ed affini fondata il 28 dicembre 1888, svolgeva diverse attività sia di carattere tecnico che finanziarie, anticipando denaro e gestendo le trattative dei soci. Si andavano così a definire i primi depositi di denaro che avevano l’obiettivo di raccogliere capitali per finanziare le merci ed erano garantiti dai depositi delle merci stesse.

La Società delle sete aveva fatto costruire un grande edificio all’angolo tra via della Moscova e via Solferino con un grande spazio centrale interno coperto che veniva utilizzato per le trattative commerciali e all’origine adibito al magazzinaggio e stagionatura dei bozzoli. Una volta entrato in crisi il settore della seta, e in seguito alla dismissione delle funzioni prettamente tecniche, la Banca orientò la sua crescita in altre direzioni, rilevando anche le proprietà immobiliari e trasformandosi nel 1951 in “Banca Popolare Commercio e Industria”. Il nuovo edificio venne inaugurato solo il 12 giugno del 1954, con una nuova sede notevolmente ampliata e restaurata.

Nel tempo l’edificio ha subito molte trasformazioni, dettate dalla necessità di adattare i vecchi ambienti adibiti in origine al magazzinaggio e commercio dei bozzoli ai nuovi spazi funzionali ai servizi bancari.

Utilizzato come uffici e sportelli bancari, l’edifico ha mantenuto nel tempo la sua importante funzione di sede di rappresentanza, definendo con lo sviluppo delle sue facciate il profilo di una cortina uniforme e priva di decori.

L’intervento di  Asti Architetti per la riqualificazione di questo blocco – a forma a corte, tipica degli edifici milanesi, con quattro livelli fuori terra ed uno seminterrato – ha incluso sia operazioni di risanamento conservativo sia di progettazione con il mantenimento della sagoma, del sedime e della facciata prospettante lo spazio pubblico.

“Il progetto di ripristino non ha snaturato la percezione da parte della città e degli edifici limitrofi, anzi è stata volta ad aumentare la relazione con il contesto urbano circostante”, sottolinea Paolo Asti.

Sono state ampliate le finestre esistenti sui fronti strada: la geometria delle nuove vetrine è volta a mantenere inalterate le caratteristiche originarie della facciata e si pone in continuità con il tessuto urbano adiacente: “la forma delle nuove vetrine – in asse con le finestre esistenti ai piani alti – è stata ereditata dall’attuale ingresso ad angolo tra le vie Moscova e Solferino, della filiale bancaria, introdotte con la ricostruzione post bellica del 1954”, precisa l’architetto.

La trasformazione delle finestre e luci del seminterrato in vetrine, con la  modifica  della  serramentistica e l’ introduzione di telai a scomparsa, permettono di esaltare il senso di permeabilità visiva con la città e trasmettere al palazzo un’immagine di modernità.

Altro intervento importante è stato il posizionamento di una nuova copertura vetrata della corte centrale, costituita da una scansione di shed di diverse dimensioni; questa tipologia di copertura oltre a consentire una notevole illuminazione diurna, vuole essere una citazione dell’originaria funzione industriale.

L’imposta di questa nuova copertura rimane infatti invariata rispetto alla copertura originaria, che risale al 1904. Tramite questa nuova copertura è stato migliorato il filtraggio della luce naturale , e regolato il ricambio dell’aria,  perché la struttura è dotata di meccanismi di apertura meccanizzata.

L’intento è stato quello di mantenere la percezione dell’appartenenza ad un “unicum” architettonico elevandone però la qualità e le prestazioni energetiche anche grazie all’utilizzo di elementi architettonici moderni per il trattamento delle facciate prospicienti  lo spazio interno centrale che è stato ridefinito  con un nuovo assetto “da piazza coperta” e multifunzionale.

Gli ultimi due piani, ridefiniti con una copertura vetrata, si presentano come un luogo di lavoro privilegiato: immerso nella luce, affacciato su Milano.